ECOffee Ristretto – I segreti per organizzare eventi sostenibili, e come comunicarli

“La sostenibilità è una scelta, un’opportunità di fare le cose meglio. Si può lasciare un’eredità positiva sul proprio posto di lavoro e sul proprio ambiente. Questa è la chiave per capire il vero senso della sostenibilità”.

È con questa frase che Lorenzo Orlandi, Lead Sustainability & Communication Advisor di LOCOM, realtà che svolte attività di consulenza per la progettazione dell’integrazione della sostenibilità nelle strategie d’impresa, riassume il senso delle sua attività e il segreto per integrare nel migliore dei modi la sostenibilità nella quotidianità di aziende ed eventi.

Lorenzo Orlandi ci ha raccontato il suo pensiero e la sua esperienza nel corso dell’ECOffee del mese di maggio, in cui abbiamo parlato del messaggio che la sostenibilità porta con sé, di come sia possibile applicarla in modo concreto per non fare soltanto uno slogan, e infine come declinarla nel contesto di eventi e fiere.

I segreti per comunicare la sostenibilità

“La prima cosa da comprendere – spiega Orlandi – è come la sostenibilità possa entrare e impattare sulla propria realtà. E per farlo è prima di tutto fondamentale un momento di formazione e di consapevolezza, altrimenti rischia di essere fatta tanto per, e quindi di non portare alcun reale beneficio”.

Orlandi infatti fin da subito ci tiene a rendere molto chiaro un elemento: la parola sostenibilità oggi è sempre più diffusa all’interno della nostra società, e molte volte la sentiamo pronunciare più come se fosse uno slogan, e non un impegno concreto.

Molte volte si pensa che la sostenibilità si fermi all’utilizzo della raccolta differenziata in ufficio, ma questo è molto limitante, e, oltre a non portare alcun reale miglioramento (per il contesto di lavoro come anche per l’ambiente esterno), si tratta di un atteggiamento che svilisce la missione, molto più ampia, che sta dietro questo tipo di approccio.

“Il mercato – dice Orlandi – è ancora molto confuso quando si parla di sostenibilità, perché è un concetto molto ampio e spesso lo si utilizza a sproposito, senza fare azioni concrete”. Questo è quello che viene chiamato green-washing: quando la sostenibilità diventa marketing, posizionamento, e non una reale “missione”.

Invece, per chi ha ambizioni concrete di integrare la sostenibilità nei propri ambienti di lavoro, si tratta di un processo lungo, fatto di tante azioni tutte dirette verso un solo obiettivo: portare dei benefici.

Come fare i primi passi concreti verso la strada della sostenibilità

“La prima azione – spiega Orlandi – è sempre quella di comprendere il contesto in cui ci troviamo e quali siano le varie forze in gioco, chi è a favore e chi invece è più scettico. Bisogna prima capire cosa si vuole fare, dove e quando per poi iniziare realmente il percorso”.

All’inizio infatti al parola chiave è consapevolezza: “Diventa fondamentale comprendere che non si tratta di un’azione singola o di un processo che si può risolvere velocemente. Bisogna fare tutta una serie di azioni, che vanno pensate, concordate, misurate e infine analizzate”. Solo a quel punto si può pensare di comunicare realmente quello che si è fatto con l’esterno.

“Comunicare e diffondere le proprie azioni in ambito sostenibile  è molto importante – continua Orlandi – ma bisogna farlo quando si hanno numeri, azioni, fatti concreti. Altrimenti si può comunicare qualcosa di sbagliato e soprattutto non si raggiunge il vero scopo, che è migliorare la situazione per tutti”.

Quali benefici porta la sostenibilità

L’integrazione di azioni più sostenibili è un processo lungo. “Si deve andare a cogliere le opportunità, che sono diverse per ogni realtà, e da lì lavorare per cercare di performare sempre meglio”.

Ed è qui che il passaggio si fa più concreto, come sostiene Orlandi: “I benefici non sono solo reputazionale, che comunque sono importanti, ma c’è la possibilità concreta di lasciare un’eredità positiva per le persone e per il proprio ambiente. Solo andando a comprendere l’impatto di ogni singola azione si può capire anche dove migliorare”.

Un miglioramento che, ancora una volta, agisce su più piani. “Se si migliora la vita dei lavoratori – sostiene Orlandi – loro poi stanno meglio, e quindi lavorano meglio. L’importante è comprendere che non si può fare tutto subito, ma di provare, un passo alla volta, ad agire in maniera più responsabile”.

Responsabilità è un’altra parola chiave, che Orlandi dice anche di utilizzare con più efficacia rispetto a sostenibilità, proprio perché “Questo termine è inflazionato, molte volte è più un claim che altro. Tutto sembra sostenibile ma poi poche cose sono cambiate realmente. Responsabilità invece mette più al centro i singoli soggetti, e invita a mantenere maggiore serietà, perché l’unico modo per dimostrarsi sostenibile è portare numeri e azioni concrete”.

L’applicazione della sostenibilità nei grandi eventi

Tutto questo discorso è pienamente applicabile anche ai grandi eventi, come fiere o convention, che sono sempre più importanti per chi lavora nella comunicazione e nel marketing.

Esiste uno standard, che è l’ISO 20121, che determina una serie di linee guida da seguire per fare in modo che un evento possa realmente essere sostenibile. Uno standard che certifica le modalità, la progettazione, la realizzazione e infine la gestione di un evento. “Si tratta di una scelta – dice Olrandi – non è obbligatorio, e gli obiettivi sono definiti dal soggetto e dalle sue volontà. È l’opportunità per fare qualcosa di giusto”.

Nel contesto degli eventi e della ricerca della sostenibilità, l’elemento più importante è la ripetitività, perché, come spiega Orlandi, “Non esiste un evento realmente a impatto zero. Ci sarà sempre un impatto. Quello su cui si può agire è il cercare di limitare gli aspetti negativi, e valorizzare quelli positivi. E per farlo l’unico modo è compiere delle azioni, poi misurarle e individuare cosa ha funzionato e cosa no, cosa è migliorabile e cosa invece è stato fatto già al meglio”.

Come organizzare un evento in maniera sostenibile

Detto che ovviamente nessuno discorso ha valenza assoluta e tutto dipende sempre dal contesto e dalla tipologia di evento in questione, si possono comunque individuare degli aspetti che sono propri di tutti gli eventi e cui è possibile intervenire per ridurne l’impatto ambientale.

  • La mobilità – si può scegliere una location che permetta anche di non utilizzare la macchina. Quindi deve essere vicina a una metropolitana, oppure si possono offrire soluzioni per noleggio auto o la presenza di pullman. Ridurre l’utilizzo della macchina e favorire una mobilità più green è sempre importante. Questo vale anche per i fornitori: meglio scegliere quelli che sono il più vicino possibile al luogo dell’evento, così da limitare gli spostamenti.
  • Riscaldamento e raffrescamento ambienti – si può misurare quanta energie si è utilizzato e cercare di limitarne lo spreco. Si può chiedere un’attenzione specifica ai fornitori nell’utilizzare strumenti a basso impatto ambientale.
  • Evitare lo spreco alimentare – in questo caso a “dare una mano” ci pensa l’elemento economico, perché spesso il catering occupa una voce molto importante sul budget degli eventi e anche solo per questa ragione si cerca di limitare sempre di più la quantità di cibo presente. Tuttavia, anche a causa di una serie di regole molto rigide che impediscono il riutilizzo di cibo che è stato aperto, è sempre bene misurare gli ordini in relazione alle presenze, selezionando quando si può prodotti locali e stagionali. Così facendo si può avere anche un impatto positivo sul territorio.

E alla fine, la comunicazione

Solo a questo punto del discorso si arriva realmente alla fase comunicativa, a conferma di come prima di tutto sia importante agire e agire con uno scopo, e solo poi comunicare.

“Quello che è giusto far emergere – conclude Orlandi – è come l’evento in questione sia bello e come, partecipando, si può ridurre l’impatto sull’ambiente esterno. Bisogna far vedere cosa si è fatto, e poi, solo dopo l’evento, diffondere anche numeri e dati, perché questo dimostra serietà”.

Questo anche perché soltanto rendicontando i risultati si può individuare la strada per migliorare nel tempo.

Ricordandosi sempre che la sostenibilità è prima di tutto una scelta etica, che deve essere alimentata dalla volontà di creare un mondo e un futuro migliore, anche attraverso piccoli gesti.