ECOffee Ristretto – La sfida dietro la comunicazione etica e scientifica: l’esempio vincente del CEI

Scopri il CEI e il suo ruolo nella normazione elettrotecnica e telecomunicazioni. Una guida alla comunicazione efficace.

“Quando si parla di comunicare in ambito istituzionale e scientifico, non bisogna mai dimenticarsi il proprio scopo. Ossia rendere fruibili e comprensibili temi tecnici che altrimenti sarebbero complessi da capire”. Potrebbe essere riassunta con questa frase la visione della comunicazione di Silvia Berri, che da 20 anni guida la comunicazione del CEI, il Comitato Elettrotecnico italiano. L’ente che dal 1909 si occupa di scrivere tutte le norme e tutti i regolamenti in merito all’elettrotecnica e alle telecomunicazioni in Italia.

Berri, che è anche una giornalista, oltre che scrittrice e personaggio attivo sul mondo dei social, ha un approccio alla comunicazione improntato su un forte sentimento di responsabilità e di etica. Generato dalla consapevolezza dell’importanza dei temi di cui si occupa e che per questo spingono a trovare il giusto equilibrio tra l’essere sempre precisi e la ricerca della più corretta strategia comunicativa per farli arrivare a tutti. 

Ci ha raccontato la sua esperienza nell’ultimo ECOffee, il format de L’Eco della Stampa in cui i più grandi esperti e professionisti della comunicazione e del marketing ci svelano i loro segreti e condividono con noi le loro competenze.

La comunicazione del CEI

Il CEI ha un ruolo molto importante nel contesto italiano. Non c’è infatti elettrodomestico, apparecchio elettronico o sistema di sicurezza, in ogni casa come nei luoghi pubblici, che non sia normato da questo ente.

Una realtà che è molto conosciuta da chi lavora in questi settori, soprattutto tecnici ed ingegneri. Meno dal grande pubblico, che però è anche il consumatore finale, quindi un soggetto molto coinvolto. Per questo, spiega Silvia, “Serve sempre inventarsi forme di comunicazioni interattive, che possano risultare efficaci e divertenti. Quando al centro della propria comunicazione ci sono temi legati all’etica e al rispetto delle norme, tutto cambia. Serve uno sguardo differente”.

Una comunicazione su più livelli e canali

Per questo il CEI utilizza tutti i canali di comunicazione possibili. Ha una propria rivista di riferimento –  CEI Magazine – che conta oltre 100mila lettori e dove vengono pubblicate tutte le novità in merito a norme e regolamenti, con un costante sguardo anche ai temi dell’attualità. Una tipologia di contenuti che riguarda soprattutto gli addetti ai lavori e gli esperti del settore.

“C’è poi tutta un’altra categoria di personespiega Berri – a cui vogliamo rivolgerci e che è alla fine il consumatore finale. Per loro utilizziamo i social e un canale come la CEI TV, in cui cerchiamo di far comprendere come dietro a una scelta, che può essere più o meno consapevole, come quella di comprare un elettrodomestico, c’è un insieme di tecnici, ingegneri e professionisti che hanno studiato quello specifico apparecchio affinché possa avere il massimo livello di qualità e di sicurezza che la tecnologia attuale permette di raggiungere”.

Lo scopo del CEI non è indirizzare il mercato. Si tratta di una realtà totalmente super partes, non condizionata dalle aziende e dalle associazioni di categoria. Ma piuttosto dare valore al lavoro degli oltre 3mila esperti, tra professionisti e ingegneri, che ogni giorno si adoperano affinché vengano stilati regolamenti e norme in grado di garantire un utilizzo sicuro ed efficace dei vari prodotti tecnologici. Dal fotovoltaico a tutte le altre fonti di energie rinnovabili, passando per le tematiche ambientali e sanitarie, il CEI svolge un ruolo molto importante nella vita delle persone.

Un aspetto molto chiaro a chi conosce questo mondo, meno al grande pubblico. Ed è su di loro che si concentra in particolar modo l’attività comunicativa e divulgativa di Silvia Berri e del suo team.

Come trovare il punto di incontro tra la conoscenza tecnica e l’accessibilità

Il CEI segue fondamentalmente due strade nella sua strategia di comunicazione: una più specifica, e una più generalista.

“Quando viene pubblicata una nuova norma – spiega Silvia Berri – noi come CEI creiamo e organizziamo diverse attività di informazione e divulgazione, tutte gratuite, affinché l’ingegnere o il professionista di turno che poi è chiamato a rispettare quella norma possa conoscerla, comprenderla e quindi applicarla. In questa strada vanno iniziative come i convegni, i seminari, le giornate di formazione, di persona e online, che formano oltre 30mila persone all’anno sui temi delle nuove norme, che vengono aggiornate mensilmente. Sono tutti contenuti assolutamente gratuiti, perché questo vuole il nostro Statuto, che spiega chiaramente come il nostro scopo sia quello della divulgazione al fine di far conoscere i regolamenti”.

Tradurre la complessità per il grande pubblico

Diverso è invece l’approccio per il pubblico più ampio: non è chiamato a conoscere le norme sebbene ne sia ugualmente interessato. Questo perché si troverà ad avere in casa, o a utilizzare all’esterno, quegli stessi prodotti regolati proprio dal CEI. Si tratta di un pubblico molto numeroso e altrettanto variegato, sul quale “C’è ancora molto lavoro da fare”, come afferma Silvia Berri.

“In questi casi dobbiamo fare capire alle persone che dietro a ogni strumento, che in un contesto sempre più tecnologico e globalizzato come il nostro può apparire complesso, c’è un altro mondo fatto di normatori che lavorano per rendere l’Italia e la vita degli italiani più efficiente e sicura nel pieno rispetto delle regole”. Continua Berri.

Qui entrano in gioco alleati preziosi come i social, che possono rendere fruibili e comprensibili le comunicazioni istituzionali. Sempre però con la necessità di adeguare questa tipologia di informazioni al contesto in cui vengono trasportate. E quindi reel, storie, post, collaborazioni con influencer e creator. Tutto può aiutare a rendere più familiari, tematiche altrimenti complesse.

“Cerchiamo – spiega Berri – di avere un approccio divertente mostrando scene di vita quotidiana. Per esempio, come dietro al tapis roulant che si usa in palestra ci sia il lavoro di una persona che quella macchina l’ha studiata, l’ha normata e l’ha controllata affinché fosse sicura”.

Una comunicazione su più livelli, tutti uniti “Dalla volontà di diffondere determinati valori, che parlano del rispetto delle norme e dell’etica delle persone chiamate a controllare per il bene comune”.

La capacità di adattare a pubblici diversi una diversa comunicazione diventa essenziale. “Una bella sfida che trovo molto differente”, dice con un sorriso Silvia Berri.

Un consiglio finale: cosa non cambierà mai nel modo di comunicare

Silvia lavora nel mondo della comunicazione dagli anni ’90. In 30 anni di carriera si è dovuta misurare con i progressi tecnologici, che hanno stravolto le dinamiche e le modalità comunicative.

Tanti aspetti sono cambiati, cosa invece non è mai mutato?

Silvia non ha dubbi: “Non è mai cambiata la professionalità, il dare l’idea e il far comprendere alle persone con cui si comunica che si è seri e professionali”.

Un discorso che mette al centro il contenuto prima ancora delle strategie. “Credo che ciò che sia determinante tra un comunicatore di successo e uno meno efficace – conclude Berri – è proprio la capacità di diffondere una sensazione di fiducia nelle persone. Il far sapere che quello che si sta comunicando è vero, reale, di valore. Mettendo sempre la professionalità al primo posto”.

Lavorare al CEI vuol dire impegnarsi affinché dietro la scrittura e la creazione di ogni norma ci sia la consapevolezza del suo impatto, in termini economici, sociali e ambientali. Così da renderla fruibile sia agli addetti ai lavori sia al grande pubblico. “Sono argomenti complessi – chiude Berri – ma che devono essere comunicati in modo semplice, lineare e differente a seconda dei contesti”.