Comunicazione
Perché ascoltiamo sempre più podcast: il segreto del loro successo tra fiducia e libertà
20 Marzo 2026
Sono una grande fan dei messaggi vocali, degli audiolibri, della radio e… dei podcast. Li ascolto – con le cuffie, servisse dirlo – mentre sono in giro, mentre cammino o salgo in metropolitana per andare in ufficio, ma anche mentre faccio giardinaggio. Mi permettono di consumare contenuti culturali, storie di brand, restare aggiornata e imparare cose nuove senza dover ritagliare tempo extra nella giornata: trasformano gli spostamenti e le piccole attività quotidiane in momenti di scoperta, riflessione o semplicemente mi fanno compagnia. Per ragionare sul perché ascoltiamo sempre più podcast, su cosa siano i podcast oggi e perché ce ne sono sempre di nuovi, ho fatto un po’ di domande a Francesca Milano, vicedirettrice di Open, anche lei grande fan.
Francesca Milano ha iniziato nei giornali locali, poi ha passato 15 anni al Sole 24 Ore. Poi si è, appunto, innamorata dei podcast durante le passeggiate con il suo cane Carlotto ed è andata a lavorare nella podcast company italiana Chora Media, nel 2021, per aprire la divisione giornalistica Chora News di cui è stata direttrice responsabile.
Quali sono i podcast più ascoltati in Italia
Nella classifica di fine 2025 di Spotify, nei primi tre posti c’erano Elisa True Crime (OnePodcast), Indagini di Stefano Nazzi (Il Post) e Stories di Cecilia Sala (Chora Media). Quindi racconti, gialli oppure storie contemporanee spiegate. Un po’ alla portata di tutti. E che, come racconta Milano, creano un legame con chi li ascolta.
«Io sono il perfetto “ascoltatore medio” italiano, evidentemente, perché ascolto tutti e tre i podcast che sono ai vertici della classifica di Spotify. Ho un debole per il crime, ma mi piace anche restare aggiornata su quello che succede nel mondo. In generale, poi, questi podcast per me hanno un vantaggio: sono dei monologhi. Preferisco questo genere perché mi dà l’impressione che l’host stia parlando a me. Non amo invece i talk perché mi sembra di ascoltare una conversazione in cui però non sono invitata».
Eppure i cosiddetti talk funzionano benissimo.
«Funzionano forse perché spesso gli ospiti sono personaggi famosi, quindi c’è il grande nome che attira. Per me invece conta sempre di più la storia che si racconta».
Come riconoscere un podcast di qualità
La qualità di un contenuto non si improvvisa. Così come la sua crescita e continuità sul lungo termine. Non si tratta solo di capacità tecnica, tenere sotto controllo i trend, monitorare le performance, saper fare editing audio, per capirci, o avere una buona dizione. Anzi. «Io do poca importanza alla voce, nel senso della dizione, dell’accento: non mi disturba. Per esempio, La città dei vivi di Nicola Lagioia è un capolavoro anche se lui ha un fortissimo accento pugliese. Più che la voce, per me è importante la lettura: bisogna saper leggere, saper porre il giusto accento sulle parole chiave, saper rallentare quando l’ascoltatore ha bisogno di introiettare il racconto. Leggere è difficilissimo. Ma la qualità per me la fa la competenza, in ogni ambito», racconta Francesca Milano.
“Nei podcast si capisce subito chi ne sa e chi si sta un po’ arrampicando sugli specchi. Per raccontare una storia, la devi conoscere davvero bene. Devi averla studiata per mesi. Deve diventare un po’ la tua ossessione. Mi piace che nel mondo dei podcast si siano create queste relazioni di fiducia: io mi fido di Barbero perché so che è un grande esperto, mi fido di Cecilia Sala perché so che non scrive una riga senza aver verificato minuziosamente ogni dettaglio (e lo so perché lo ha dimostrato in 4 anni di puntate quotidiane, non perché la conosco personalmente). Intendo dire: gli ascoltatori possono testare ogni giorno l’esperienza e la competenza degli host. E danno fiducia solo a quelli che se la meritano”.
“La serialità del podcast lo rende un modello affidabile: nessuno può fare puntate quotidiane o settimanali su un tema se non ne è davvero esperto. E qualità significa anche dedicare al lavoro il giusto tempo: tutti vorrebbero che Nazzi facesse più puntate, ma lui giustamente ha spiegato che per studiare bene ogni caso che racconta ha bisogno di tempo. Io lo apprezzo tantissimo, e come molti altri aspetto con ansia ogni 1° del mese”.
Podcast vs radio: cosa cambia davvero
Dico sempre che il multitasking non esiste, ma si può girare in bici o cucinare ascoltando qualcosa. Ma perché le persone scelgono di seguire contenuti in questa forma invece che… ascoltare la radio? Il segreto è proprio nell’intimità già citata da Francesca.
“Io non sono mai stata una grande ascoltatrice di Radio, ma sono una grande ascoltatrice di podcast. La differenza per me sta nel fatto che la radio ha sempre un approccio “distante”: ci sono quelli dietro al microfono e poi ci sono quelli che ascoltano. E anche nei programmi in cui sono previsti messaggi o telefonate, si ha sempre l’impressione di stare su due piani diversi: l’emittente in alto, su un piedistallo, e il destinatario in basso”.
“Il podcast invece è più orizzontale, pur non avendo la possibilità di interazione, paradossalmente. Lo è per il tono che si usa: molto più intimo e colloquiale, molto più caldo e calmo. Il podcast assomiglia più a un messaggio vocale di un amico. E poi c’è un altro grande vantaggio: con il podcast è l’ascoltatore a decidere quando ascoltare, non si è più schiavi del palinsesto”.
Motivo per cui la radio in diretta non è così amata da chi ha meno di 40 anni.
“Sotto i 40 anni non c’è più nessuno che ascolta la radio. Invece in molti ascoltano podcast. Ascoltano anche le trasmissioni radio messe sulle piattaforme in versione podcast, ma non ascoltano la radio in diretta”, dice Milano.
Podcast e audiolibri: differenze e trend
E gli audiolibri? “Gli audiolibri invece sì che possono fare un po’ di concorrenza ai podcast, anche se in generale i podcast parlano quasi sempre di fatti reali, mentre i libri sono spesso fiction. Quindi rispondono a due esigenze diverse: informarsi e intrattenersi. Nell’arco della giornata c’è spazio per entrambe le cose, in momenti diversi”.
Tra i format sta aumentando la produzione di talk e di interviste, sempre più spesso fruibili anche in video. “A mio avviso si tratta di un format più comodo: non bisogna scrivere granché, se non le domande. E spesso c’è anche poco lavoro in post produzione”.
“Il talk in versione videopodcast è pensato soprattutto per le giovani generazioni: pare che senza qualcosa da guardare si distraggano. Io invece penso che un podcast scritto bene riesca a tenere incollato chiunque, anche un giovane della Gen Z. E poi il podcast in versione solo audio ha il grande vantaggio di poter essere ascoltato, appunto, mentre si fa altro. Io, per esempio, ho iniziato ad ascoltare podcast perché il mio cane è incontinente e deve uscire spesso. Quelle passeggiate mi pesavano moltissimo, poi ho scoperto le lezioni di Barbero e ho iniziato a fare il giro dell’isolato anche tre volte. E ogni volta che rimettevo la chiave nella serratura per rientrare a casa, con il mio cane ormai stremato, mi sentivo più ricca: avevo imparato qualcosa di nuovo. Detto questo, penso che la versione solo audio resterà, non sparirà a causa dei videopodcast”.
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Quello che mi affascina dei podcast è proprio questo equilibrio tra intimità e libertà. I podcast sono una compagnia discreta, che non invade, ma accompagna: si infilano negli spazi vuoti delle giornate e li riempiono di storie, idee, voci.
Posso ascoltare una rassegna stampa mentre vado al lavoro o riflettere su un commento di pochi minuti mentre annaffio le piante. Tutto senza dovermi fermare, senza dover scegliere tra fare e prestare attenzione.
Forse è per questo che continuano a nascere nuovi podcast e che l’ascolto non accenna a diminuire. Perché non sono solo un formato: sono un modo diverso di stare dentro al tempo, di informarsi e di intrattenersi.
Creano una relazione di fiducia con chi parla e con chi ascolta, una sensazione di dialogo che somiglia più a un messaggio vocale lungo che a una trasmissione tradizionale. E soprattutto restituiscono all’ascolto una dimensione personale, quasi domestica, anche quando si è in mezzo alla città.
Alla fine, che si tratti di capire cosa succede nel mondo o di approfondire una storia, i podcast funzionano perché si adattano alla vita di tutti i giorni, seguendoci nella nostra quotidianità, perché non richiedono tempo in più. E forse è proprio questa la loro forza più grande, la capacità di trasformare i momenti ordinari in piccoli spazi di attenzione, curiosità e scoperta.
Buon ascolto!